Confraternita del SS.mo Sacramento

e delle Cinque Piaghe

Nemi (Roma) confralaicat

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Eretta "ab immemorabile" nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria del Pozzo in Nemi.                                           Aggregata il 22 maggio 1625 all'Arciconfraternita omonima in S. Lorenzo in Damaso di Roma.

 

 

 

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340° ANNIVERSARIO DELL’EFFIGE DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
1669 - 2009

festeggiamenti

13 settembre

27 settembre

 

 

Santuario del Crocifisso
Origini della chiesa

La costruzione di questa chiesa, assieme all’annesso convento affidato alle cure dei frati Minori Osservanti, fu promossa dall’allora signore di Nemi, Mario Frangipane (1574-1654). La sua fondazione ci riporta alla vicenda dell’abbandono di Nemi da parte dei frati Cappuccini; questi dimorarono per oltre un secolo, giù al lago presso l’ormai scomparso sito di santa Maria, posto sulla riva di ponente del lago, al di sopra della cosiddetta ”casetta dei pescatori”. Questo luogo era sede di un eremo e di una chiesa e lì, da tempo non precisabile, doveva essere custodita la sacra immagine della Vergine di Versacarro alla quale sappiamo era dedicata la chiesetta. I cappuccini giunsero a Nemi nel 1534, chiamati da Ascanio Colonna suo feudatario, per stabilirsi proprio nell’antico sito eremitico di Santa Maria la cui chiesa fu consacrata, il 24 febbraio 1579, a San Francesco. La sistemazione si rivelò assai precaria, per quanto si cercò d’adeguare le vecchie strutture dell’eremo alle esigenze della comunità. Nel 1636 si decise d’abbandonare il convento per costruirne un altro in posizione più conveniente. Sovrintendente dei lavori fu nominato fra Michele da Bergamo (? – 1641), ma divergenze intercorse tra Mario Frangipane e il Padre Provinciale dei Cappuccini riguardo la scelta del sito dove erigere il nuovo complesso indussero i religiosi ad abbandonare Nemi per trasferirsi a Genzano. I frati furono accolti dai genzanesi con gioia e giubilo mentre “...i poveri nemesini […] piangevano dirottissimamente gridando misericordia […] si graffiavano la faccia e tutti crudamente si battevano il petto et facevano atti di molta compassione...” . Il Frangipane decise di costruire ugualmente il convento vi unì una nuova chiesa e donò poi il complesso ai frati Minori Osservanti, i quali ne presero possesso il 25 luglio 1645. Il popolo di Nemi, concorde l’arciprete parroco, volle che nella chiesa fosse posta l’icona di Versacarro, già trasportata dal lago e collocata nella chiesa parrocchiale, facendo però ad essa l’obbligo del titolo che tuttora mantiene. Tuttavia, con l’esposizione del crocifisso scolpito da Fra Vincenzo Pietrosanti, la chiesa è divenuta prima nella vox populi poi anche nei documenti, il santuario del SS.mo Crocifisso.

La chiesa

L’impianto tipologico è, per la sua singolarità, d’indubbio interesse; esso, infatti, si può ricondurre alle forme di una croce latina rovesciata, con l’aula rettangolare, stretta e lunga, quale spazio deputato ai presbiteri. Quest’aula era certamente in origine articolata in due vani d’eguali dimensioni, uno riservato al coro, l’altro, invece,  destinato al presbiterio. Essi erano separati dall’edicola dell’antico altare maggiore che era in legno con quattro colonne tortili, angeli reggenti i simboli della passione e decorato in blu e oro.

All’epoca dei Braschi (1789), la chiesa ricevette un profondo restauro: un nuovo altare in marmo sostituì l’antico e l’edificio venne totalmente ridipinto nel 1835 da padre Francesco da Napoli, coprendo le precedenti pitture realizzate dal padre Felice, suo conterraneo, nel 1675. Di queste ultime restano alcuni affreschi, nella volta della sagrestia. Le decorazioni pittoriche attualmente alle pareti della chiesa, si devono ad un intervento di restauro ed ”abbellimento” promosso nel biennio 1898-99 dai nuovi proprietari del convento, i religiosi dell’ Ordine di Maria SS. della Mercede. I padri Mercedari considerarono le disadorne superfici murarie dell’interno come assai modeste e decisero di decorarle affidandone l’incarico al pittore Eugenio Cisterna (1862-1933) e all’architetto Lorenzo M. de Rossi al quale si deve, anche, il ridisegno della facciata.

 Il Crocifisso

Fra Vincenzo Pietrosanti da Bassiano è autore di numerosi crocifissi presenti nell’area laziale. Nel 1669 fra Vincenzo consegnava il suo secondo crocifisso al convento di S. Maria di Versacarro di Nemi, che veniva accolto da tutto il popolo con grande solennità. Nel crocifisso, che presenta un incavo a cui si accede dal dorso, vennero inserite alcune reliquie che fanno della scultura non una semplice raffigurazione ma piuttosto una teca, e via via altri documenti. Il padre provinciale dei Minori osservanti, nel 1674 le inserì egli stesso nel crocifisso:

       "In questo SS.mo Crocifisso vi sono l'infrascritte Reliquie ed io, P. Vincenzo da Bassiano, Custode di questa Provincia Romana, con ogni riverenza et humiltà, con le mie proprie mani ve l'ho poste.

Un frammento del legno della Santissima Croce del legno dritto e traverso. Della Colonna dove Nostro Signore fu flagellato. Del Sacro Sepolcro dove seppellito. Della Pietra del monte Calvario. Della Pietra dove sedé quando fu coronato di spine.  Della fossa dove fu piantata la Croce.[…]. In esso si attesta anche che il crocifisso è opera di fra Vincenzo e che è stato esposto per la prima volta con solennità il 19 maggio 1669.

La tragicità dell’espressione e le particolarità che il volto del crocifisso presenta – il verismo della resa dei capelli ritorti perché intrisi di sangue e la bocca semiaperta con la lingua e il palato mirabilmente veri - diede subito adito al leggendario: si narra che la testa sia stata fatta in modo miracoloso. Ecco quanto scrive a proposito il Padre Casimiro da Roma (1744): “Fu questa lavorata dal divoto F. Vincenzo da Bassiano nei soli giorni di Venerdì, nei quali macerava il proprio corpo con pane, ed acqua, e flagellavalo con aspre discipline, pregando istantemente il Signore che questa di lui immagine riuscisse di benefizio alle anime: ed è fama costante ch’egli un dì ritrovasse il di lei volto perfettamente compiuto di mano invisibile.”

La ragione di tale leggenda va senz’altro rintracciata nel fatto che il crocifisso, opera di un semplice frate “perito nella scoltura” - così si parla di lui nella registrazione della sua morte avvenuta a Roma nel 1694 -, trova nel volto del simulacro di Nemi una potente carica espressiva, che suscita profonde emozioni; Gesù crocifisso è ritratto nella tragicità degli spasmi della morte di croce seguendo la cifra tipica della spiritualità del tempo, orientata a profondo amore per l’umanità sofferente di Cristo. Animato da una continua contemplazione della passione del Signore, fra Vincenzo fa emergere dalla sua opera il dramma della sofferenza del Crocifisso: la corona di spine ferocemente infissa sul capo, il corpo straziato da evidenti piaghe –vistosa quella del costato dal cui fuoriesce un notevole fiotto di sangue rappreso, e quella sulla spalla causata dal peso della croce trasportata verso il calvario -, le ferite dei chiodi nelle mani e nei piedi fortemente deformati dal peso del corpo che sopportano, il torace inarcato che evidenzia la fatica nel trarre il respiro, lo marcano abbondantemente. Ma ciò che più evidente emerge dal simulacro è un momento della passione che certamente fra Vincenzo ha voluto e saputo mirabilmente esprimere: il Cristo che si rimette alla volontà del Padre mutando una espressione di dolore in un abbozzo di sorriso; egli riesce a comunicarci la consapevolezza di Cristo morente che nel totale abbandono al progetto di Dio sarà operata la salvezza per l’intera umanità. L’intento del pio frate nello scolpire un crocifisso a beneficio delle anime appare perfettamente compiuto.

 Il culto

Fin dall’esposizione del crocifisso la chiesa è stata meta di tantissimi pellegrinaggi e le cronache del tempo narrano della presenza di numeroso popolo e personalità nonché di prodigi e guarigioni miracolose di cui restano a testimonianza i numerosi ex voto - piccola parte rimasta dei tantissimi andati dispersi per le vicissitudini patite nel tempo.

Il santuario è stato onorato della visita di numerosi Pontefici. Clemente XI nel 1711; Benedetto XIV nel 1741; Clemente XIII nel 1763; Pio VI che vi si recò più volte e adornò la chiesa di indulgenza plenaria; così i suoi successori Pio VII e Gregorio XVI. Tre volte vi si è recato Pio IX che lascio in dono al crocifisso i paramenti e il calice col quale celebrò la santa messa. In occasione del terzo centenario della prima esposizione del Crocifisso (1969), Paolo VI onorò con la sua presenza i festeggiamenti e per due volte fu venerato da Giovanni Paolo II, nell’Anno Santo straordinario del 1983 e nel 1997. Da ultimo, il Pontefice Benedetto XVI, il 22 agosto del 2006 ha pregato di fronte al SS.mo Crocifisso implorando la pace nella Chiesa e per il mondo.

 

© Claudio Mannoni