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340° ANNIVERSARIO DELL’EFFIGE DEL SANTISSIMO CROCIFISSO
1669 - 2009
13
settembre
27
settembre
Santuario del Crocifisso Origini
della chiesa
La
costruzione di questa chiesa, assieme all’annesso convento affidato alle cure
dei frati Minori Osservanti, fu promossa dall’allora signore di Nemi, Mario
Frangipane (1574-1654). La sua fondazione ci riporta alla vicenda
dell’abbandono di Nemi da parte dei frati Cappuccini; questi dimorarono per
oltre un secolo, giù al lago presso l’ormai scomparso sito di santa Maria,
posto sulla riva di ponente del lago, al di sopra della cosiddetta ”casetta
dei pescatori”. Questo luogo era sede di un eremo e di una chiesa e lì, da
tempo non precisabile, doveva essere custodita la sacra immagine della Vergine
di Versacarro alla quale sappiamo era dedicata la chiesetta. I cappuccini
giunsero a Nemi nel 1534, chiamati da Ascanio Colonna suo feudatario, per
stabilirsi proprio nell’antico sito eremitico di Santa Maria la cui chiesa fu
consacrata, il 24 febbraio 1579, a San Francesco. La sistemazione si rivelò
assai precaria, per quanto si cercò d’adeguare le vecchie strutture
dell’eremo alle esigenze della comunità. Nel 1636 si decise d’abbandonare
il convento per costruirne un altro in posizione più conveniente.
Sovrintendente dei lavori fu nominato fra Michele da Bergamo (? – 1641), ma
divergenze intercorse tra Mario Frangipane e il Padre Provinciale dei Cappuccini
riguardo la scelta del sito dove erigere il nuovo complesso indussero i
religiosi ad abbandonare Nemi per trasferirsi a Genzano. I frati furono accolti
dai genzanesi con gioia e giubilo mentre “...i poveri nemesini […]
piangevano dirottissimamente gridando misericordia […] si graffiavano la
faccia e tutti crudamente si battevano il petto et facevano atti di molta
compassione...” . Il Frangipane decise di costruire ugualmente il convento
vi unì una nuova chiesa e donò poi il complesso ai frati Minori Osservanti, i
quali ne presero possesso il 25 luglio 1645. Il popolo di Nemi, concorde
l’arciprete parroco, volle che nella chiesa fosse posta l’icona di
Versacarro, già trasportata dal lago e collocata nella chiesa parrocchiale,
facendo però ad essa l’obbligo del titolo che tuttora mantiene. Tuttavia, con
l’esposizione del crocifisso scolpito da Fra Vincenzo Pietrosanti, la chiesa
è divenuta prima nella vox populi poi
anche nei documenti, il santuario del SS.mo Crocifisso.
La chiesa
L’impianto
tipologico è, per la sua singolarità, d’indubbio interesse; esso, infatti,
si può ricondurre alle forme di una croce latina rovesciata, con l’aula
rettangolare, stretta e lunga, quale spazio deputato ai presbiteri. Quest’aula
era certamente in origine articolata in due vani d’eguali dimensioni, uno
riservato al coro, l’altro, invece, destinato
al presbiterio. Essi erano separati dall’edicola dell’antico altare maggiore
che era in legno con quattro colonne tortili, angeli reggenti i simboli della
passione e decorato in blu e oro.
All’epoca
dei Braschi (1789), la chiesa ricevette un profondo restauro: un nuovo altare in
marmo sostituì l’antico e l’edificio venne totalmente ridipinto nel 1835 da
padre Francesco da Napoli, coprendo le precedenti pitture realizzate dal padre
Felice, suo conterraneo, nel 1675. Di queste ultime restano alcuni affreschi,
nella volta della sagrestia. Le decorazioni pittoriche attualmente alle pareti
della chiesa, si devono ad un intervento di restauro ed ”abbellimento”
promosso nel biennio 1898-99 dai nuovi proprietari del convento, i religiosi
dell’ Ordine di Maria SS. della Mercede. I padri Mercedari considerarono le
disadorne superfici murarie dell’interno come assai modeste e decisero di
decorarle affidandone l’incarico al pittore Eugenio Cisterna (1862-1933) e
all’architetto Lorenzo M. de Rossi al quale si deve, anche, il ridisegno della
facciata.
Il
Crocifisso
Fra
Vincenzo Pietrosanti da Bassiano è autore di numerosi crocifissi presenti
nell’area laziale. Nel 1669 fra
Vincenzo consegnava il suo secondo crocifisso al convento di S. Maria di
Versacarro di Nemi, che veniva accolto da tutto il popolo con grande solennità.
Nel crocifisso, che presenta un incavo a cui si accede dal dorso, vennero
inserite alcune reliquie che fanno della scultura non una semplice
raffigurazione ma piuttosto una teca, e via via altri documenti. Il padre
provinciale dei Minori osservanti, nel 1674 le inserì egli stesso nel
crocifisso:
"In questo SS.mo Crocifisso vi
sono l'infrascritte Reliquie ed io, P. Vincenzo da Bassiano, Custode di questa
Provincia Romana, con ogni riverenza et humiltà, con le mie proprie mani ve
l'ho poste.
Un
frammento del legno della Santissima Croce del legno dritto e traverso. Della
Colonna dove Nostro Signore fu flagellato. Del Sacro Sepolcro dove seppellito.
Della Pietra del monte Calvario. Della Pietra dove sedé quando fu coronato di
spine. Della fossa dove fu piantata
la Croce.[…]. In esso si attesta anche che il crocifisso è opera
di fra Vincenzo e che è stato esposto per la prima volta con solennità il 19
maggio 1669.
La
tragicità dell’espressione e le particolarità che il volto del crocifisso
presenta – il verismo della resa dei capelli ritorti perché intrisi di sangue
e la bocca semiaperta con la lingua e il palato mirabilmente veri - diede subito
adito al leggendario: si narra che la testa sia stata fatta in modo miracoloso.
Ecco quanto scrive a proposito il Padre Casimiro da Roma (1744): “Fu questa
lavorata dal divoto F. Vincenzo da Bassiano nei soli giorni di Venerdì, nei
quali macerava il proprio corpo con pane, ed acqua, e flagellavalo con aspre
discipline, pregando istantemente il Signore che questa di lui immagine
riuscisse di benefizio alle anime: ed è fama costante ch’egli un dì
ritrovasse il di lei volto perfettamente compiuto di mano invisibile.”
La
ragione di tale leggenda va senz’altro rintracciata nel fatto che il
crocifisso, opera di un semplice frate “perito
nella scoltura” - così si parla di lui nella registrazione della sua
morte avvenuta a Roma nel 1694 -, trova nel volto del simulacro di Nemi una
potente carica espressiva, che suscita profonde emozioni; Gesù crocifisso è
ritratto nella tragicità degli spasmi della morte di croce seguendo la cifra
tipica della spiritualità del tempo, orientata a profondo amore per l’umanità
sofferente di Cristo. Animato da una continua contemplazione della passione del
Signore, fra Vincenzo fa emergere dalla sua opera il dramma della sofferenza del
Crocifisso: la corona di spine ferocemente infissa sul capo, il corpo straziato
da evidenti piaghe –vistosa quella del costato dal cui fuoriesce un notevole
fiotto di sangue rappreso, e quella sulla spalla causata dal peso della croce
trasportata verso il calvario -, le ferite dei chiodi nelle mani e nei piedi
fortemente deformati dal peso del corpo che sopportano, il torace inarcato che
evidenzia la fatica nel trarre il respiro, lo marcano abbondantemente. Ma ciò
che più evidente emerge dal simulacro è un momento della passione che
certamente fra Vincenzo ha voluto e saputo mirabilmente esprimere: il Cristo che
si rimette alla volontà del Padre mutando una espressione di dolore in un
abbozzo di sorriso; egli riesce a comunicarci la consapevolezza di Cristo
morente che nel totale abbandono al progetto di Dio sarà operata la salvezza
per l’intera umanità. L’intento del pio frate nello scolpire un crocifisso
a beneficio delle anime appare perfettamente compiuto.
Il
culto
Fin
dall’esposizione del crocifisso la chiesa è stata meta di tantissimi
pellegrinaggi e le cronache del tempo narrano della presenza di numeroso popolo
e personalità nonché di prodigi e guarigioni miracolose di cui restano a
testimonianza i numerosi ex voto - piccola parte rimasta dei tantissimi andati
dispersi per le vicissitudini patite nel tempo.
Il
santuario è stato onorato della visita di numerosi Pontefici. Clemente XI nel
1711; Benedetto XIV nel 1741; Clemente XIII nel 1763; Pio VI che vi si recò più
volte e adornò la chiesa di indulgenza plenaria; così i suoi successori Pio
VII e Gregorio XVI. Tre volte vi si è recato Pio IX che lascio in dono al
crocifisso i paramenti e il calice col quale celebrò la santa messa. In
occasione del terzo centenario della prima esposizione del Crocifisso (1969),
Paolo VI onorò con la sua presenza i festeggiamenti e per due volte fu venerato
da Giovanni Paolo II, nell’Anno Santo straordinario del 1983 e nel 1997. Da
ultimo, il Pontefice Benedetto XVI, il 22 agosto del 2006 ha pregato di fronte
al SS.mo Crocifisso implorando la pace nella Chiesa e per il mondo.
©
Claudio Mannoni
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